venerdì 27 marzo 2020

29 aprile 2019 - Giorno 11 - Da Jorsale a Lukla



Ci risvegliamo ancora un po'più riposati, sarà stata la comodità del lodge, sarà stata la maggior ossigenazione nelle gambe...
Sicuramente anche questo magnifico scorcio della bassa valle del Kumbu dalla terrazza del lodge.



Dopo colazione, nell'attesa che gli sherpa carichino i nostri borsoni, ci intratteniamo un secondo sulla terrazza del lodge per ascoltare l'aria pura, limpida, cristallina di questo balcone sul paradiso.
L'aria è fresca, frizzantre, come le acque turchesi del fiume sottostante, le cui acque in veloce movimento emettono un suono di accompagnamento sinfonico.
Una sinfonia di sensazioni, un senso innaturale di benessere assoluto, osservando i primi raggi del sole albire gli alberi più in alto.
Ed è un lunedi. 
Non sembra nemmeo vero, ora, che sia un lunedi, giorno in cui riincomincia una settimana e si prende posizione, chi in ufficio, chi in studio, chi....


Mentre ci apprestiamo a lasciare in cammino il lodge, una piccola creatura mi saluta e mi augura buon viaggio. Chi non mi conosce non sa cosa questo esserino grazioso e minuscolo rappresenti...


Ci incamminiamo per le già vivaci strade del villaggio di Jorsale, e subito ci tocca ffrontare una ripida salita gradinata, così, tanto per rompere il fiato, che ci porterà alla base del ponte tibetano da attraversare, ponte che vedevamo dalla terrazza del lodge.



Uno sguardo all'indietro verso Jorsale



E così usciamo dal Sagarmatha National Park, dove entrammo da sotto l'arco, entro cui, ai lati, sono disposti alcuni rotoli di preghiera.


Al primo villaggio abitato fuori dal Parco, ci intratteniamo con alcuni bambini che ci vengono incontro





E in questa circostanza, Matteo da il meglio di sè :)






Superato il villaggio, la nostra marcia subisce un'arresto di un quarto d'ora, perchè sulo stretto ponticello deve passare una carovana di asini.
Ci viene da sorridere, perchè questo è il traffico himalayano..ben diverso dal nostro traffico quotidiano, in cui, al posto di sorridere, bestemmiamo chiusi dentro le nostre scatolette di metallo, in mezzo ai gas di scarico delle medesime....


Passato il ponticello, ci ritroviamo sull'altra sponda del fiume.


Costeggiamo un ospedale in costruzione; dopo il terribile terremoto del 2005, costato la vita a molte persone, la ricostruzione, grazie anche agli aiuti di Stati esteri, la ricostruzione è avvenuta tutto sommato abbastanza rapidamente, quasi da non far sembrare che ci sia stato, tra cui l'Italia.


Cammina, cammina, ci avviciniamo a Phakding, che all'andata è stata la nostra prima tappa, il primo posto in cui abbiamo dormito.
Qui ci accomodiamo su comodi divani imbottiti nel dehor di un bar, dove ci ristoriamo col sempiterno nostro lemon-ginger-honey


Anche qui diverse simpatiche creature mi salutano..


Le temperature, mano a mano che scendiamo, intanto, diventano più miti






Nell'attraversare il villaggio di  Chhutawa   notiamo un cagnolino che assomiglia al drago in miniatura di "Neverending story"...almeno, a tutti noi è balenata questa somiglianza....




Decidiamo di non fermarci per il pranzo, in quanto il cielo si sta rannuvolando.
Devo dire che siamo stati molto fortunati, durante tutto questo trekking.
Il tempo è sempre stato clemente. Normalmente verso metà pomeriggio, tutti i giorni, saliva la nebbia, per poi diradarsi durante la notte.
A parte il giorno di acclimatazione a Namche, in cui il cielo è sempre stato plumbeo, gli altri giorni abbiamo sempre trovato il cielo limpido ed il tiepido sole ha sempre accompagnato i nostri passi.

Intanto notiamo la fatica che può fare uno sherpa....


Ma oggi, che siamo a circa un'ora dall'arrivo, vuoi non provare l'esperienza della pioggia sul cammino?
Appena usiti dal villaggio, ecco che iniziano a sentirsi le prime gocce. Affrettiamo il passo.
Il sentiero inizia ad essere fangoso, quasi viene da correre per arrivare il rpima possibile a Lukla per ripararci.
Sappiamo che l'ultimo strappo sarà in salita.
Lo sapevamo dal primo giorno, quando usciti da Lukla siamo andati in discesa, e scherzavamo nel pensare che avremmo dovuto affrontare lo stesso sentiero in salita, stanchi del lungo viaggio.
Ma come un atleta nel suo ultimo sforzo verso il traguardo armati di forza residua e di determinazione, testa bassa, affrontiamo gli ultimi chilometri verso Lukla...



..quand'ecco che inizia la gradinata di pietra e vediamo l'arco, che segna l'ingresso a Lukla!
Paolo ed io affrontiamo gli scalini quasi correndo, un po' per il gusto del traguardo, un po' (soprattutto) per non bagnarci dall'incessante pioggia che sta trasformandosi in un vero e proprio diluvio!


E se da un lato siamo felici come un maratoneta che taglia il traguardo, dall'altro lato monta un velo di tristezza nel pensare che questa meravigliosa avventura sta volgendo al termine...

La bellezza del viaggio non è la meta ma il viaggio in sè, con tutto il corollario di sensazioni vissute durante il cammino.





Stanchi ma.....goduti!


E ora, alla guisa di un esercito conquistatore, mentre gli altri arrivano alla spicciolata, entriamo per la strada principale di Lukla, per raggiungere il lodge dove ceneremo e pernotteremo l'ultima note qui in Himalaya


Le stanze sono molto confortevoli e quasi eleganti, oserei dire...
Essendo il primo villaggio e sede dell'aeroporto, i lodges sono più spaziosi, più "eleganti".
Questo la fa capire lunga, sul fatto che non essendoci mezzi a motore, qualsiasi cosa, sia essa un materiale da edilizia per la costruzione o la riparazione dei lodges, sia essa una derrata alimentare o un approvvigionamento di acqua, i lodges siano gradualmente più spartani, e tutto costi di più mano a mano che si sale di qouta (a Gorak Shep un litro d'acqua costava 5 euro, qui 50 centesimi)


Arrivati i nostri borsoni da spedizione come sempre prima di noi, ci accingiamo a prenotare la nostra doccia...doccia veramente desiderata!
L'ultima doccia che feci è stata al secondo giorno a Lukla, circa dieci giorni fa.
Come veniva condotta l'igiene nei giorni successivi?
O lavandoci a pezzi davanti ad un lavandino di acqua gelida o mediante le utilissime salviette umidificate...appena arrivati nei lodges, ogni giorno ci si "lavava" così, alla bell'e meglio, e poi ci si cambiava per la notte, per essere già pronti con l'abbigliamento notturno per ripartire all'alba del giorno dopo.
Un giorno, però, abbiamo avuto la possibilità di abbozzare un minimo di bucato, almeno per le calze e l'intimo, poichè era il giorno di acclimatazine a Dingboche, in cui avremmo potuto lasciare i panni stesi al sole mentre noi andavamo in escursione.
La doccia qui è calda...a Lukla era appena tiepida, ed invita a crogiolarsi sotto..






Appena terminata la toeletta personale, usciamo per Lukla, ne approfitto per acquistare in uno dei tanti negozi di materiale alpinistico, un paio di pantaloni leggeri, che si dimostreranno estremamente utili nei giorni successivi a Chitwan, dove dai 1-10 gradi del clima secco himalayano, ci troveremo proiettati nei 40 gradi dell'umida giungla tropicale....


 Andiamo a fare merenda in un locale e a sorseggiare il the, mentre fuori la pioggia continua battente.
Paolo fa amicizia con un simpatico ed affettuoso cagnolino.
I cani hanno il senso del capire la bontà delle persone, tant'è vero che anche la mia Argy, quando ha conosciuto Paolo, gli fece un sacco di feste...




E dopo la merenda, ci infiliamo per iniziare i festeggiamenti, in un pub simil-pseudo-irlandese, per far scorrere la birra a fiumi :)




Oserei definire la cena, la nostra ultima cena qui (sperando che non fosse l'"Ultim Cena", dato che all0indomani mattina ci sarebbe toccato il viaggio di ritorno su quei trabiccoli volanti che qui definiscono "aerei"...), come sontuosa...bistecca di yak e patatine fritte...



E dopo...festeggiamenti danzanti per ricordare la nostra avventura, con Claudia nel ruolo di DJ; come se facesse quello di professione....



E l'Everest (in poster ci da la sua buonanotte)


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