domenica 9 giugno 2019

21 aprile 2019 - Giorno 3 - Acclimatazione in Namche Bazaar



Partiamo di buon mattino sfidando la scalinata di Namche..roba terribile che spacca il fiato e taglia le gambe da subito. Dopo nemmeno un'ora di cammino, giungiamo ad un pianoro dove sorgerà il prossimo nuovo aeroporto di Namche




Salendo, vediamo una grande struttura in costruzione: sarà un centro di smalitmento di rifiuti differenziati, per poter ottenere energia elettrica. Mi sembra una cosa di buonsenso, dato che, purtroppo, tutto il trek è costellato di rifiuti plastici. Forse l'unica cosa negativa di tutta questa avventura è proprio questa constatazione.


Dall'alto si ammira un bellissimo stupa, davanti al quale passeremo domani


Le nubi purtroppo offuscano la viata sulle montagne e sull'Everest...però una sua fugace apparizione di qualche secondo basta ad esaltarmi. Non ho avuto tempo a prendere la Nikon che già era nuovamente coperto.




Però ad un certo punto le nubi si aprono e facciamo la conoscenza di un amico che ci sorveglierà lungo gran parte del nostro trk..l' AMA DABLAM. Non è un ottomila, ma la sua bellezza è tale da venir definito il "Cervino" dell'Himalaya.


Luigi e Gianmarco in trek













Arriviamo ad un pianoro, dove sostiamo per una quindicina di minuti. Un cane randagio cerca di acchiappare un uccello, invano. Ma la scena è molto divertente. Attendiamo la comparsa dell'Everest, quasi come se fosse l'unica occasione per vederlo. In realtà è la prima, e comunque ci capiterà di poterlo ammirare lungo il trek..ma l'attesa è fremente, la curiosità di vederlo è tanta. E comunque, di tutto oggi, non lo riusciremo a vedere.



Ci incamminiamo verso l'Everest view Hotel, dove una stanza costa da 250 euro a notte. La struttura è molto elegante, e c'è una bella terrazza vista Everest (non fosse per le nubi..). In ogni caso ne approfittiamo per bere la bevanda ufficiale del nostro trek: il Lemon-Ginger-Honey.


All'interno della hall è presente un plastico che mostra le valli e le cime attorno all'Everest: ne approfitto per studiarmi la geografia dei luoghi che di li a pochi giorni mi sarà familiare, reale.













Dopo la sosta all'Hotel, scendiamo di poco per raggiungere il villaggio di Kumjung.







La piazza principale è enoreme: è dedicata alla memoria di Sir Edmund Hillary, il primo scalatore che il 29 maggio 1953 pose la bandiera neozelandese in cima all'Everest. Ma ci si pone il dubbio. Fu realmente il primo scalatore? O forse il primo scalatore fu lo Sherpa Tenzing Norgay, che gli preparò la via? L'umiltà della popolazione sherpa è tale da non rivendicare mai per sè i reali meriti.
In ogni caso, va un grande riconoscimento ad Hillary, per aver devoluto parte dei suoi proventi in atività filantropiche, come la costruzione dell'ospedale di Kundu, il villaggio successivo che andremo a visitare nel èpomeriggio.




Entriamo quindi nel cortile di una scuola, dove un bimbo gioca sull'altalena, e scherza con Chackra, che ritorna bimbo anche lui giocando con la stessa.








Prima di fermarci per pranzo, andiamo a vedere il Monastero. Lungo il cammino ci colpiscono i muretti a secco con cui i contadini locali delimitano i propri appezzamenti di terra.





I Monastero è coloratissimo, e a fianco c'è un'enorme ruota di preghiera, che puntialmente ci apprestiamo a far girare per le tre volte.









Sulla fiancata ci sono dei Mani di preghiera, coloratissimi.





Quindi ci incamminiamo per Kundu. In mezzoretta arriveremo al nostro "ristorante", dove attenderemo circa un'ora per avere i nostri piatti. Ma da queste parti la fretta è una parola ed un concetto poco conosciuto (se non per mettere in salvo la pellaccia)


L'interno è molto bello, accogliente, l'atmosfera cristallina. Siamo a cica 3840 metri, la stessa quota della cima del Monviso!




Prima di scendere, andiamo a visitare il sopracitato Hillary Hospital.




Un saluto all'indietro a Kundu e ci apprestiamo a scendere, per essere in meno di un'ora, in vista di Namche.





Qui vediamo alcuni Yak in riposo





Scesi giù in cottà, si avvera il sogno pomeridiano: andare a merendare in pasticceria dove ci scofaniamo senza domani. Temiamo che i gusti dei nostri prossiim gioprni siano solo quelli dei Noodles, del Balmat e dei Momos.......





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