mercoledì 25 marzo 2020

27 aprile 2019 - Giorno 9 - Kala Patthar e discesa a Pangboche




Ma non è ancora finita..Oggi raggiungeremo il secondo obbiettivo, il Kala Pattar, alto 5545.
Per me rappresenta la quota più alta toccata; esscludendo l'Everest Base Camp (che non è una cima, la vetta più alta raggiunta per me finora è stato il Mont Blanc (4810 m) la scorsa estate.
L'ascensione al Kala Pattar mi ricorda molto quest'ultima, come per altro il Monte Rosa (Capana Margherita a Punta Gnifetti, o il Monviso): notte al rifugio, sveglia di notte, armiamoci e partiamo...una cosa così...
I passi nel silenzio, illuminati dalle luci delle frontaline..l'aspettativa di raggiungere la vetta, l'abnegazione dell'andare a testa bassa facendo attenzione a dove si mettono i piedi, senza rimanere rapiti dalle bellezze circostanti.

Fu così che alle 3.00 ci svegliammo e partimmo dal lodge di Gorak Shep.
La notte è stata un po' convulsa e poco riposante. Ho dovuto alzarmi verso mezzanotte per urinare..buon segno...c'è idratazione (d'altronde nella giornata precedente ho bevuto 4 litri d'acqua, acqua che a questa quota non è per niente economica..5 euro al litro.
Ma fondamentale per limitare i sintomi del Mal di Quota.
E' un'esperienza da tramandare ai posteri, andare in toilette...
Tutto buio, il corridoio per il bagno illuminato solo dalla frontalina, usata con parsimonia per non disturbare il sonno altrui, la turca e il bidone dell'acqua per lo scarico, da cui si attinge con una caraffa...e a temperature gelide.
Penso che la temperatura fuori fosse di 4-5 gradi sotto zero. Tutto sommato le temperature di quest'esperienza sono state più miti di quanto credessi, e, opportunamente abbigliato, non ho mai sofferto il freddo.



Molto suggestiva, comunemente alle altre ascensioni notturne che mi sono capitate, vedere la fila indiana, la processione di altri scalatori, chi davanti, chi dietro, in fila indiana a disegnare il sentiero di salita.


Purtroppo la sensibilità della macchina fotografica non è stata tale da poter imprimere anche le file indiane di chi, sul versante opposto, si stava accingendo a lasciare il Campo Base e affrontare gli orridi dei seracchi del Kumbu Icefall per raggiungere i campi superiori dell'Everest.
Devo dire..contentissimo di fare ciò che stavo facendo, ma...un pensiero a voler vivere un'esperienza come la scalata dell'Everest l'ho fatto....

Le prime luci di un'alba memorabile si stanno accendendo dietro l'Everest....

Noi saliamo seguendo Chackra, instancabile, che oggi ci fa capire di che stoffa è fatto; per lui è poco più che una passeggiata.....




Eccola, la Sagarmatha ("Colei che con la fronte tocca il cielo", in Nepalese), altrimenti detta dai tibetani Chomolungma ("Madre dell'Universo")...in poche parole..l'Everest



Invece, di frone a noi, le prime luci dell'alba illuminano il Pumori...


Dietro di noi, invece, lo sguardo spazia sulla Valle del Kumbu, su cui sembra che l'Ama Dablam vegli come un guardiano perentorio.



La corona di luce inizia a delinearsi dietro la sagoma della montagna più alta della Terra



Passo dopo passo, spente le frontaline, si iniziano ad intravedere le roccette finali della vetta






Dai dai....tieni duro...ci siamo.....questi ultimi metri sono di una fatica immane..un po' per la mancanza di sonno, un po' perchè agli utimi cento metri di dislivello ogni passo era seguito da un lungo respiro; la cadenza era un passo-un respiro-un passo-un respiro...ma bastava guardare verso l'alto..molto lentamente l'obbiettivo diventava realtà; passo dopo passo l'immaginazione di essere in vetta veniva cancellata dalla realtà stessa.
E il pensiero, in questo momento, in cui il fiato è corto, il cuore a mille, va a quando ero bambino che immaginavo l'Himalaya, ma non l'immaginavo in tutta la bellezza che ho avuto di constatare in questo cammino, un cammino soprattutto spirituale, un cammino in cui vivi pienamente il senso dell'amicizia, il senso di tante cose.
Quanti passi, quanto tempo, dall'arrivo a Lukla 9 giorni fa, quando tutti ci guardavamo meravigliati intorno, rapiti dagli occhi dei bambini, dall'abnegazione degli sherpa sempre con il sorriso sulle labbra, che sempre incrociandoti ti replicano "Namastè"...dal verde della vegetazione, dal blu del cielo, dalle albe rosate, e dalle sere nebbiose e a volte, come a Tengboche piovose, o con qualche fiocco di neve come a Dingboche.
E' stata una simbiosi di 9 giorni con la Natura.

E ora, aiutandoci con le mani sulle roccette sommitali, possiamo urlare finalmente al vento, come una bandierina di preghiera, affinchè porti la nostra voce a perdersi nella spiritualità del luogo, la parola.....la parola........



V E T T A !!!




Kala Pattar,
m 5545
(anche se l'altimetro a queste quote faceva un po' le bizze...)

2 ore e mezza per fare 400 metri di dislivello la dice tutta della fatica che occorre per raggiungere la vetta di questa montagna, a queste altitudini...dalle nostre parti 400 metri di dislivello le faccio in meno di un'ora....








Contemplando l'Everest

















La Kumbu Icefall






L' Ama Dablam







Ora i raggi del sole irradiano anche il Nuptse


Il Pumori è già quasi completamente al sole



Sotto di noi il sentiero che ci ha condotti fino in cima...che ci fa capire che tra poco sarà ora di scendere...


Scendendo, la vista sull'Everest è incredibile: i giochi di luce dietro la sua sagoma sono indescrivibili, la foto non riesce a rendere l'idea....



Gorak Shep, dove ci aspetterà la meritata colazione con Omelette e burro di yak si avvicina







Cascata di luce sulla seraccata del Kumbu












Nottetempo il cartello non l'avevamo visto, salendo.






Dopo la meritata colazione, è ora di ripartire. Oggi è lunga, perchè dovremo scendere a Pheriche, dove consumeremo pranzo e poi a Pangboche, dove ceneremo (con una pasta al pomodoro (che rappresenterà una vera squisitezza)e pernotteremo, a quota 3930. In pratica, perderemo 1715 metri di dislivello.
C'è da dire che per quanto dislivello ci toccherà affrontare, l'ossigenazione migliorerà: si sente subito che nelle gambe c'è più benzina!
Così, salutiamo Gorak Shep, il Pumori e scendiamo.










Ripercorriamo a ritroso il cammino dell'altro ieri, verso Lobuche, ma invece di scendere a Dingboche, tireremo dritto, in modo da perdere più quota e costeggiare l'altopiano dell'itinerario di salita sull'altipiano sottostante, solo  un centinaio di metri più in basso di quota.

Attraversiamo Lobuche ma non ci fermiamo. Ci fermeremo per un the e un pezzo di torta a Thukla, per poi riprendere la discesa.












Verso l'altipiano inferiore: in lontananza la nostra prima meta, Pheriche




Il campanaccio degli Yak ci saluta e ci da il benvenuto a Pheriche


Ne approfittiamo per dare un'occhiata ll'ospedale di Pheriche, il primo punto di soccorso per chi malauguratamente dovesse venire elitrasportato con sintomi di Mal di Montagna.
Dinanzi ad esso è posto un monumento con tutti i nomi dei deceduti in procinto di scalare l'Everest



Dopo il riforcillante pasto a base dei soliti noodles, riprendiamo il nostro cammino.






Dall'alto vediamo il sentiero percorso all'andata per raggiungere Dingboche




Ehm.....


La vista si apre sulla Valle del Kumbu, dove l'ambiente torna ad essere ricco di vegetazione


Attraversiamo il villaggio di Tsuro Og, di Shomare, senza fermarci e finalmente approdiamo a Pangboche.











E dopo una salutare lavata ed un riposino, con vista Everest dalla stanza, scendiamo nel refettorio, accolti dal tepore della stufa, possiamo finalmente gustarci, a sorpresa, la squisita pasta al pomodoro!
(era ora...non ne potevo iù di noodles, Dal Bat, e momos!!!)


Siamo piuttosto stanchi...e la notte ci avvolge in un sonno finalmente ristoratore.


Nessun commento:

Posta un commento

Appendice 3 - Bhaktapur e Katmandu

KATMANDU  Il tempio delle scimmie e il tempio cremator...