venerdì 31 maggio 2019

19 aprile 2019 - Giorno 1 - Da Ramechap volo a Lukla e inizio trekking verso Phakding



                                   

Oggi è il vero e proprio "giorno 1".
Ci svegliamo, per modo di dire, dato che la notte è stata resa insonne dalle zanzare, per apprestarci a recarci all'aeroporto, Anche qui, aeroporto per modo di dire. Si, va bè..di aeroporto si tratta, perchè decollano e atterrano aerei, ma il concetto di aeroporto è piuttosto aleatorio...





 



Prima di entrare assistiamo agli aerei che decollano, non senza timore, dato che l'aeroporto di arrivo, Lukla, è considerato il più pericoloso del mondo per numero di incidenti. D'altronde basti pensare che la pista è lunga un centinaio di metri, incastonata nella città, ed in salita (o in discesa, a seconda del punto di vista). E le compagnie che svolgono servizio sono nella Black list....



Assistito a qualche decollo, ci apprestiamo a fare il check in, in una stanza affollatissima di trekkers.





Effettuate le operazioni di peso bagagli, assegnazione del pass, perquisizione e controllo bagagli, ci muoviamo verso il nostro aeromobile, non prima di aver scattato la foto di gruppo (potrebbe essere la nostra ultima foto...pensiamo tutti in silenzio...)




Quindi...si parte! Decollo! (molto emozionante, direi...)









Dall'alto si iniziano ad avvistare i giganti himalayani, senza tuttavia capire quali siano di preciso..tra pochi giorni avremmo molta più dimestichezza nel riconoscere i vari Ama Dalam, Lhotse, Nuptse, Pumori e..........Everest





Ridendo e scherzando, comunque (per allentare la tensione...), dopo circa mezzoretta di volo, atterriamo nel piccolo aeroporto di Lukla. 







La temperatura cambia drasticamente: dal caldo umido passiamo al freddo secco, e dobbiamo indossare abiti da montagna (finalmente...penso)..e iniziamo a scorgere paesaggi favolosi.




Ogni lodge, ogni caseggiato, ogni scritta evocano già il leit motiv dei prossimi giorni....tra un po' ci assueferemo a termini come "Everest", "Himalaya", etc etc, ma al nostro arrivo ci sembra di essere stati proiettati in un mondo fantastico, finora solo immaginato





Lukla. 

Ordunque, ci siamo. ci inoltriamo nella stradina che costeggia l'aeroporto, da poterlo ammirare in tutto il suo fascino. Non ci sfugge la vista dei rottami di un aereo incidenatosi solo la settimana prima del nostro arrivo con un elicottero...si vede dal video dell'atterraggio a bordo pista, proprio qui sopra.


Sostiamo per una breve colazione nel Lodge dove poi dormiremo la sera del nostro ritorno a Lukla, tra 12 giorni...12 giorni di vita vissuta intensamente.

Considerazione iniziale: appena arrivati a Lukla ci siamo subito resi conto di quanto fossero essenziali e spartani il Lodges, e mano a mano che si saliva di quota, questi diventavano ancora più essenziale e spartani.
Viene da sè che, raggiunti i nostri obbiettivi, e all'atto della discesa, constatavamo come i lodges diventassero sempre più "lussuosi"...la relatività delle cose....

Per Lukla ci sono un sacco di negozietti che vendono oltre ai più svariati souvenirs, attrezzatura di montagna, soprattutto abiti taroccati. Le marche più prestigiose sono tutte rappresentate, e costano davvero poco. 2000 Rupie (meno di 20 euro) pantaloni da trekking, mid-layers, poco di più indumenti tecnici in Goretex (che poi è Gore-tex veramente!).

Iniziamo a familiarizzare anche con i portatori non "umani"..bovini dalle corna lunghe, muli..gli Yak li troveremo solo a quote superiori a 4000 metri.

Cosa sorprende però sono i volti dei bambini: volti sereni, curiosi, attenti all'umanità intorno. E comunque volti che non presentano il rincoglionimento da tablet o smartphone, abituati a giocare con nulla, eppure a dare idea di divertirsi. Bambini che crescono con la sopravvivenza ai climi rigidi senza lamentarsi.













Iniziamo anche a familiarizzare con i monumenti alla spiritualità, gli Stupa, che quasi tutti portano dipinti i sereni occhi del Buddha...quanti ne troveremo!
Così anche inizieremo a familiarizzare con i Mane, le tavole di preghiera e con le ruote di preghiera.
Raccomandazione: vanno girate in senso orario (meglio non inimicarsi lo spirito del Buddha da queste parti...)!



Detto questo, inizia il Trekking.
Attraversata la città, passiamo sotto la porta di Lukla, che quando arriveremo, sembrerà una finish line di una Spartan Race..









Il sentiero è molto frequentato. Ed è sia ben delineato (non si corre il rischio di sbagliare percorso..) ed è ben battuto, non presenta alcuna difficoltà tecnica. E' un sentierone abituato a raccogliere il flusso di decine di migliaia di trekkers e alpinisti ogni anno.

Consigli tecnici: per la prima parte del trekking vanno benissimo scarpe leggere, e non scarponi da montagna rigidi: meglio riservare il dolore ai piedi agli ultimi tratti del trekking.
Io ho optato per le Salomon Outpath Pro GTX, scarpe con la tomaia tipo le Speedcross 4 (che uso regolarmente per gli allenamenti Spartan e per le relative gare), con in più una fettuccia in goretex protettiva fino alla caviglia. In alternativa, per il primo tratto, almeno fino a Dingboche, consiglio calzature analoghe o comunque scarponcini da trekking il più leggeri possibile, e comunque che garantiscano un minimo di fasciabilità alle caviglie per non incorrere in involontarie distorsioni.

Certo è che abbiamo visto parecchi sherpa portare il proprio pesante carico con scarpette da ginnastica ordinarie..ma anche con ciabatte da piscina o addirittura infradito! (per noi assolutamente sconsigliato...)



Cammina, cammina, e arriviamo al primo villaggio. Ogni volta che incrociamo un villaggio ci stupiamo del fatto che persone vivano qui..ci immaginiamo come possano vivere nei mesi invernali, con parecchia neve, o nei mesi estivi monsonici. Ogni villaggio incrociato è una parentesi in mezzo all'immersione totale nella natura.

Il primo che incontriamo, con i soliti lodges, bar, e qualche negozietto dove acquistare acqua e generi alimentari (soprattutto porcate tipo Mars, Snickerst, etc) è Chheplung.
Qui c'è uno Stupa dai colori sgargianti. Gli occhi del Buddha hanno un qualcosa di molto rassicurante, ed i colori delle divinità sono estremamente vivaci.
Poco oltre il villaggio troveremo un altro Stupa, preceduto da pietre su cui sono dipinte preghiere tibetane.














Ed ecco il primo dei numerosi ponti tibetani che dovremo attraversare: è una sensazione molto particolare, sentirsi sballottati dal vento e dalla passerella. La vista sui fiumi attraversati è sempre molto bella, tipico paesaggio di montagna. 





Arriviamo dunque al villaggio successivo, Chhuttawa, caratterizzato da un enorme masso sopra cui sono dipinte preghiere tibetane. I colori delle bandiere di preghiera che si stagliano sotto il cielo blu sono sgargianti










Il villaggio successivo è Dukdingma, dove c'è lo Yeti Bar ("Promettiamo di non mordervi", tengono a precisare..).
In questo villaggio, nel cortile della scuola, alcuni bambini stanno giocando, o facendo i compiti. Camminando oltre, incroceremo ancora stupa e tavole di preghiera.













Continuando a camminare, arriveremo nel primissimo pomeriggio al villaggio che rappresenterà il nostro posto di tappa, Phakding.
Qui sistemeremo i bagagli nel lodge, pranzeremo, usciremo per fare due passi, ceneremo e dormiremo.
Ma soprattutto, inizieremo a socializzare tra noi. 
Nonostante ricerchiamo la connessione Wi-Fi, ci rendiamo conto di quanto sia gradevole stare a parlare tra noi, conoscerci, raccontarci e sentire raccontarsi. Tante storie di vita, di luoghi diversi dalla città dove vivi, dove si svolge la tua quotidianità...





La birra Sherpa...delizia himalayana


OM MANE PAD ME HUM


Un amico conosciuto al lodge.


La connessione Wi-fi: su tutto il percorso che porta fino alla cima dell'Everest, è possibile connettersi agli hot-spots Everest Link, presenti comunque in ogni lodge. Acquistiamo (circa 20 euro) le credenziali, per un traffico dati che, se usato con dovuta parsimonia, ci sarà sufficiente per l'intero percorso.







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